Meditazioni sul Vangelo

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Beato chi rimane sveglio nella notte

Beato chi rimane sveglio nella notte (Lc 12, 35-40)

Siate pronti con la cintura ai fianchi e le lucerne accese; siate simili a coloro che aspettano il padrone quando torna dalle nozze, per aprirgli subito, appena arriva e bussa... Con questa similitudine, e quello che segue, il Signore tenta di dirci qualcosa sia sul significato della nostra vita, sia sulle follie che è disposto a compiere un cuore che ama. Ci dice che, se saremo svegli, riceveremo una ricompensa inaudita e inimmaginabile. Se non lo saremo, ci capiterà quello che capita a un padrone di casa che, pur sapendo di un ladro che si aggira nei dintorni, dorme tranquillo e si ritrova al mattino con la casa scassinata.

Che le cose siano proprio come descritte nella parabola a prima vista non è così chiaro e scontato, è bene allora fare qualche sforzo per tentare di capire un po' meglio le cose. I protagonisti della vicenda sono un padrone e i suoi servi, il padrone però si è assentato per andare a una festa di nozze; durante l'assenza, l'unico compito che affida ai servi è quello di attendere il suo ritorno. È poi chiaramente detto che questa attesa è nella notte, quindi, la difficoltà o la tentazione che minaccia i servi è di lasciarsi vincere dalla stanchezza e dal sonno. Se ciò accadesse, il padrone al suo ritorno troverebbe la casa buia e nessuno pronto ad aprirgli; se al contrario troverà le luci accese e i servi pronti ad accoglierlo, il padrone li ricompenserà in un modo che sembra eccessivo o folle o stravagante; è infatti strano che un padrone, di notte, al rientro da una festa di nozze, non chiede di essere servito ma si mette a servire. Un padrone si fa servo dei suoi servi per il solo fatto che questi hanno obbedito alle sue direttive. Un comportamento simile non rientra nelle logiche e nelle prospettive umane; è quindi un aspetto della parabola che rischiamo di trascurare perché troppo incomprensibile e strano per i nostri poveri schemi mentali. Proprio questa stranezza dovrebbe però attirare la nostra attenzione, perché indica che siamo di fronte a qualcosa di divino, ossia, a una rivelazione del cuore di Dio, alla rivelazione delle follie che è disposto a compiere un cuore che ama.

Il Signore fa inoltre notare che l'ora di rientro del padrone potrebbe essere: nel mezzo della notte o prima dell'alba. Questo particolare sottolinea un elemento importante del racconto, ossia l'incertezza dell'ora in cui rientrerà il padrone. La conseguenza è che i servi devono rimanere sempre svegli. Non possono, ad esempio, dormire fino all'una di notte perché sanno che il padrone rientrerà all'una e trenta. Inoltre, se il padrone arriva prima dovranno combattere un po' meno contro il sonno e la noia dell'attesa, se arriva dopo dovranno combattere e faticare un po' di più.

E allora? Cosa c'entra tutto questo con la nostra vita quotidiana?... C'entra, perché: o la nostra vita ha il senso che il suo Autore vuole che abbia, e allora siamo ben messi, oppure ha un senso di nostra invenzione che non si accorda con il senso voluto dal suo Autore, e allora siamo mal messi. Il fatto di esistere comporta un rischio: rischiamo la beatitudine eterna o l'infelicità eterna. Nessuno di noi ha scelto se valeva la pena o no correre questo rischio, ma ormai ci troviamo in ballo e dobbiamo ballare.

Proviamo ad approfondire il significato delle varie immagini. Siate pronti, con la cintura ai fianchi e le lucerne accese. La cintura ai fianchi è per dire che i servi e noi dobbiamo essere pronti a partire e a servire. Partire per andare incontro al Signore e servire sia il Signore, sia i fratelli. Le lucerne accese, invece, servono a rischiarare il cammino e a mantenere svegli durante l’attesa nella notte. Ma cosa significa in concreto prepararsi a partire? Un possibile significato è nel proposito di staccarci a poco a poco dai beni di questo mondo, per orientare sempre più il nostro interesse e il nostro affetto nei beni del Cielo; il nostro affetto parte, in quanto lascia le cose del mondo per raggiungere le cose di Dio.

Un’altra raccomandazione del padrone è di tenere la lampada accesa. Come il compito di una lampada è far luce durante la notte, così anche noi, nelle tenebre fitte di questo mondo, abbiamo bisogno di tenere accesa una lampada, ma l'unica lampada che può diradare un po' le tenebre in cui siamo immersi è la fede. Le verità di fede sono luce nella notte, ci dicono chi siamo, da dove veniamo, chi dobbiamo attendere. Sono le uniche verità capaci di rispondere ai pensieri secondo cui la vita sarebbe un'assurdità e un non senso. Possiamo ancora osservare che le lampade al tempo di Gesù erano lampade a olio, bisognava quindi preoccuparsi di tanto in tanto di aggiungere nuovo olio per non lasciarle spegnere. Così, anche la nostra fede ha bisogno di essere alimentata, anche sulla nostra fede dobbiamo vigilare perché non si spenga. A proposito della fede conviene ancora osservare che, se essa è luce, è però la luce di una lampada, non la luce del giorno. La luce di una lampada fa un po' di luce durante la notte, aiuta a rimanere svegli, ma non riesce a dissipare completamente l'oscurità e, se non siamo attenti, la notte rischia di prendere il sopravvento e di inghiottirci nel suo buio.

Il sonno che rischia di vincerci quando è notte, è un'immagine quanto mai indicata per descrivere i tempi che stiamo attraversando. La nostra battaglia, infatti, non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti (Ef 6, 12). I dominatori di questo mondo lo dominano con l'inganno, cambiando il male in bene e il bene in male, trasformandosi in angeli di luce, promettendo felicità e benessere per nascondere i loro progetti di morte; uno dei loro più subdoli inganni è far credere che operano per il nostro bene. Lottare contro questi poteri tenebrosi è come lottare per rimanere svegli quando si è oppressi dal sonno e dalla stanchezza, molti - che non si rendono sufficientemente conto dello scontro in atto fra la Luce e le Tenebre -, per amore del quieto vivere, per pigrizia intellettuale, per mancanza di esperienza, perché indeboliti da troppa mediocrità, trovano naturale comprendere la realtà secondo pensieri che non sono i pensieri di Cristo, ma pensieri subdolamente veicolati da poteri infernali, ed è come cedere al sonno quando la notte si fa più buia; il Signore però ci avverte: lasciarsi vincere dal sonno è come invitare il ladro a scassinare la casa.

Ubbidire alle direttive del padrone, vegliare nella notte per attendere il suo ritorno sono atti che dimostrano la fedeltà e l’amore dei servi. Di questo sempre ci parla la Sacra Scrittura: di una storia d’amore fra il Creatore e la sua creatura; questa storia d'amore è però molto più complessa e misteriosa di quanto in genere pensiamo o immaginiamo. Il suo andamento comporta vari momenti, fondamentalmente tre: un primo momento in cui l'amore è facile e non costa quasi nulla; un secondo momento in cui l'amore viene messo alla prova e costa parecchio; un terzo momento che dipende dall'esito della prova. Se l'esito è positivo, lo splendore dell'amore aumenta e ci arricchisce. Se è negativo lo splendore dell'amore si offusca e ci impoverisce. In ogni storia d'amore questi momenti si susseguono con vari gradi di profondità o di criticità. La consistenza del nostro amore o non amore verso Dio avrà poi un esito finale che sarà la beatitudine o l'inferno.

Anche in questa parabola possiamo distinguere questi tre momenti: il primo, o dell'amore facile, è quando i servi servono il padrone durante il giorno mentre lui è ancora con loro; il secondo, o della prova dell'amore, è quando devono faticare per rimanere svegli durante la notte in attesa del suo ritorno; il terzo, o del premio dell'amore che ha superato la prova, è quando il padrone al suo ritorno sorprende tutti facendosi servo dei suoi servi. Questo è il cuore della parabola e ci mostra l’amore folle di Dio per la sua creatura: dopo essere stato servito si mette a sua volta a servire, ossia a dare la sua vita e la sua gioia.

Che la Santa Vergine ci ottenga le grazie necessarie per giungere lì dove suo Figlio vuole condurci.


È raccomandata la lettura di un più ampio sviluppo della meditazione, puoi trovarlo a questo indirizzo.

Brevi riflessioni

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Meditazioni

Consapevole che le meditazioni proposte non sono che incerti balbettii, faccio appello alla carità  del lettore perché vengano accolte con benevolenza. In fondo, davanti a Dio, siamo tutti dei bambini bisognosi di imparare a parlare l'unica lingua che si parli nel suo Regno, la lingua dell'amore.

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