Meditazioni sul Vangelo

Meditazioni sul Vangelo

Meditazioni sul Vangelo

Meditazioni sul Vangelo

Med. br125

Non capirono di che cosa parlava loro (Gv 10, 1-10)

 buon pastore

Le parabole di Gesù sono a un tempo semplici e complesse, sempre sono di una profondità e di un’ampiezza che nemmeno sospettiamo. A volte però, i suoi insegnamenti sono particolarmente difficili, come nel caso di questa parabola in cui Gesù parla di un recinto delle pecore, di una misteriosa porta, di ladri e briganti, di un guardiano che apre la porta e del pastore che, chiamando le sue pecore per nome, le conduce fuori; inoltre, chi entra attraverso la porta: sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Terminata la parabola l’evangelista annota: ma essi non capirono di che cosa parlava loro. Se siamo onesti, dobbiamo confessare che, il più delle volte, anche noi non capiamo le parole di Gesù.

Non le capiamo perché Gesù ci parla di cose più grandi di noi, perché con le sue parabole si propone di farci conoscere i misteri del Regno dei Cieli (Mt 13, 11), ma noi, che siamo più che altro attaccati alle cose della terra e poco familiari con quelle del cielo, facciamo molta fatica a seguirlo; anche perché nella nostra mente c'è poca luce e molta confusione.

Un altro motivo per cui Gesù parla in parabole è per nascondere i misteri del Regno a coloro che non meritano che vengano loro manifestati: I discepoli gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?»… Perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono. Così si compie per loro la profezia di Isaia che dice: Udrete, sì, ma non comprenderete, guarderete, sì, ma non vedrete. (Mt 13, 10-14). Così, quelli che dimostreranno buona volontà nel cercare di comprendere quanto dice il Signore saranno illuminati, mentre quelli che non si impegnano, non pregano, non vogliono fare nessuno sforzo per comprendere la Parola di Dio o, peggio ancora, disprezzano le cose di Dio, rimarranno nelle tenebre. Di fatto, questo brano non è di facile comprensione, e il rischio di fare un po' di confusione c'è.

Il buon pastore viene a cercare le sue pecore

Potremmo tentare di riassumere l'insegnamento principale della parabola in questo modo: c'è un pastore buono che viene a cercare le sue pecore per condurle al pascolo; per entrare nell'ovile deve passare attraverso una porta e questa deve essergli aperta da un guardiano o portinaio. Quando il guardiano apre, le pecore possono sentire la voce del pastore che chiama ognuna per nome; le pecore che ascoltano la voce del pastore escono dall'ovile e lo seguono; seguendolo, troveranno di che sfamarsi perché il pastore sa dove sono i pascoli migliori.

Questa storia, che capiamo più o meno, cerca di dirci qualcosa sulle iniziative dell'amore di Dio per noi; incomincia col dire a parole quello che Gesù sulla croce dirà con i fatti, ossia che Dio è disposto a morire Lui perché possiamo vivere noi: Il buon pastore dà la propria vita per le pecore (Gv 10, 11).

Secondo le cose appena dette, e tenendo presente alcune spiegazioni che dà il Signore stesso, potremmo comprendere la parabola in questo modo: nonostante le apparenze, nonostante le arie che gli uomini si danno, noi siamo in questo mondo come pecore senza pastore e non sappiamo dove andare a trovare pascolo, vale a dire, non sappiamo bene che senso ha esistere e ciò che veramente riempie la vita; il nostro cuore ha fame e sete di amore, di giustizia, di sicurezza, di verità, di infinito, ma chi potrà saziarlo? Inoltre, perché pecore senza pastore, siamo esposti agli assalti dei ladri, dei briganti e dei lupi, ossia di coloro che, al fine di soddisfare meschini interessi, o per invidia, o per delirio di onnipotenza, sfruttano a loro vantaggio il nostro stato di debolezza e di smarrimento. Questi nemici sono poi così crudeli che non esitano a dare la morte pur di attuare i loro piani.

Allora Dio, conoscendo la nostra triste situazione e i pericoli a cui andiamo incontro, decide di venire in nostro soccorso mediante suo Figlio, passando attraverso l'incarnazione o l'umanità di suo Figlio, per questo Gesù afferma: Io sono la porta delle pecore. Come se dicesse: “Io sono la porta attraverso la quale Dio passa per venire a salvare le sue pecore”. Ma perché le pecore possano udire la voce del buon pastore e seguirlo, è necessaria l’opera del guardiano o portinaio, infatti il Signore aggiunge: Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce. Da notare che il Signore non dice: il guardiano apre e il pastore entra, ma: il guardiano apre e le pecore ascoltano. Il buon pastore entra quando le pecore ascoltano, se il guardiano non aprisse, le pecore non potrebbero ascoltare la voce del buon pastore. Il guardiano dunque apre la porta attraverso la quale le pecore possono sentire la voce di Dio. Chi è allora questo guardiano?…

Secondo Sant'Agostino questo guardiano, o portinaio, è il Signore stesso, e così argomenta: se il Signore non ci avesse detto che la porta è lui stesso, noi, con le nostre forze, saremmo riusciti a capirlo? Quasi certamente no; allora, come un portinaio apre una porta, così il Signore ci ha aperto il significato della porta, dicendo che la porta è lui stesso; dunque il Signore, in quanto ci ha aperto il significato della porta, è anche portinaio, oltre a essere porta e pastore. Una conferma di quanto dice S. Agostino, la troviamo considerando quanto è successo a San Paolo mentre predicava a un gruppo di donne nei pressi di Filippi. Leggiamo negli Atti degli Apostoli: C'era ad ascoltare, anche una donna di nome Lidia, commerciante di porpora della città di Tiatira, una credente in Dio, e il Signore le aprì il cuore per aderire alle parole di Paolo (At 16,14). Lidia si farà poi battezzare. Il Signore, aprendo il cuore di Lidia, ha aperto anche la porta che le ha permesso di ascoltare la voce di Dio attraverso la voce di Paolo; se il Signore non le avesse aperto il cuore, le parole di Paolo sarebbero state per lei semplicemente parole umane, non le parole di Dio stesso, e l'incontro con Dio non sarebbe avvenuto.

Le pecore sono condotte fuori dal recinto

La voce o parola del buon pastore, è una parola che Dio rivolge a ognuno di noi; così infatti si esprime il Signore: Egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. Fuori da dove? Dal recinto. Per andare dove? Dietro al pastore. Un buon pastore, dove conduce le sue pecore? Le conduce al pascolo. Mentre le pecore rimangono nel recinto, godono di una certa protezione e di una certa tranquillità - finché hanno la pancia piena -, ma dopo un po' la fame incomincia a farsi sentire e lo spazio del recinto a diventare un po' stretto, non c'è possibilità di molto movimento in un recinto; si accorgono inoltre che la protezione offerta dalla recinzione non è poi così sicura, ogni tanto ladri e briganti irrompono nell'ovile, fanno razzie e seminano la paura.

Se non ascoltiamo la voce del buon pastore, non possiamo uscire dal recinto, ma rimanere nel limitato recinto di questo mondo significa prima o poi morire per mancanza di cibo, oppure per le angherie dei ladri e dei briganti; per uscire però, dobbiamo passare per la Porta. Passando attraverso Gesù usciamo verso un altro mondo, verso un'altra vita e, al termine del cammino, troveremo veramente di che sfamarci e di che dissetarci, così come Gesù promette: Io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza. Allora, le parole di Gesù: Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo, potremmo comprenderle così: passare attraverso Gesù significa entrare nel mondo di Dio e contemporaneamente uscire da un mondo senza Dio; o più profondamente, uscire da un mondo dominato dalla presenza nascosta del Principe di questo mondo (Gv 16, 11), ossia da Satana e dai suoi ministri, che Gesù chiama ladri e briganti, per entrare nella via che conduce verso la vera vita, via che Gesù conosce bene perché la via è lui stesso (Cfr. Gv 14, 6).

La nostra salvezza consiste proprio in questo passaggio dalla ristrettezza delle cose di questo mondo, alla ricchezza del Regno di Dio, ma facciamo questo passaggio in risposta alla chiamata del buon pastore; questo significa anche trovare la nostra vera vita in Dio, ossia, secondo la similitudine di Gesù, trovare pascolo. Trovare pascolo significa anche entrare in una nuova luce, che produrrà un progressivo cambiamento del nostro modo di vedere. Più entreremo nella luce di Dio, più ci allontaneremo dalle tenebre del mondo, per trovare una più ampia, più luminosa e più certa, comprensione della realtà.

Riassumendo e sintetizzando possiamo dire: per trovare pascolo, per trovare la vita, gli uomini devono entrare in Dio e uscire dal mondo, per questo devono passare attraverso una porta, che è Cristo, e seguirlo fino a quando avranno raggiunto il pascolo dove potranno mangiare e bere alla sua mensa nel suo regno (Lc 22, 30).

Possiamo notare di passaggio che il mistero di Cristo è talmente grande che le parole umane faticano molto a dirci qualcosa di lui, è per questo che ce ne vogliono tante e nessuna basta, nessuna è veramente adatta a definire il suo mistero, così di Gesù si dice che è porta, guardiano, pastore, luce del mondo, via, verità, vita, pane disceso dal cielo, risurrezione, agnello, figlio dell’uomo, Cristo, Gesù

I nemici

Parlando dei ladri e dei briganti Gesù vuol farci riflettere sui nemici delle pecore. Il comportamento caratteristico dei ladri e dei briganti consiste nello scavalcare i muri, ma se scavalcano i muri non entrano per la porta, quindi, il loro comportamento non è secondo natura, ma contro natura. Questa similitudine offre alle pecore un criterio per distinguere un ladro e un brigante dal Buon Pastore. Così, chiunque si presenti come guida o salvatore dell'uomo promettendo: felicità, benessere spirituale, accrescimento delle facoltà mentali, esperienze non comuni, estasi di vario genere, nuove vie, nuovi mondi, nuove ere, nuovi ordini sociali finalmente caratterizzati da giustizia e rettitudine…, se costoro, nel promettere queste cose non passano per Gesù Cristo e non vogliono far passare per Gesù Cristo, sicuramente non cercano il bene degli uomini ma, come ladri, agiscono in modo fraudolento derubando chi incautamente li ascolta; e rubano loro tempo, risorse materiali e spirituali, la vita stessa. Chi li ascolta e li segue andrà in rovina.

Di questi il Signore afferma: Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti. Se fossero venuti passando attraverso di Lui e con l'intenzione di far passare gli uomini attraverso di Lui, il Signore non li avrebbe qualificati come ladri e briganti. Con altre parole potremmo dire: gli uomini non incontrano veramente chi li liberi e li salvi se non incontrano Gesù Cristo. Tutti i liberatori e tutti i salvatori che incontrano prima di incontrare Gesù non hanno il potere di liberarli e di salvarli veramente, hanno solo il disonesto potere di rubare la loro fiducia per condurli su sentieri di morte. Dovremmo diffidare molto di più dei ladri e dei briganti, specialmente di quelli che attraverso i mezzi di comunicazione pretendono di farci riposare su pascoli erbosi e di condurci ad acque tranquille (Sal 22, 2). San Pietro afferma con forza che Gesù è l'unico Salvatore dicendo: Non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo, nel quale è stabilito che possiamo essere salvati (At 4,12).

Che la Santa Vergine ci aiuti a riconoscere la voce del Buon Pastore, perché possiamo seguirlo sulla via della Vita.

Brevi riflessioni  Info

Anno A 50 meditazioni X

Data

Titolo

NOTA: Se vuoi stampare le riflessioni, verranno automaticamente esclusi: l'intestazione, le immagini, i menu e il piè di pagina. X

Meditazioni  Info
  • Ultimo aggiornamento 09-01-2024

    Meditazione sul libro di Giobbe (Capitoli: 1-42)

    La santità di Giobbe - Un principio di giustizia violato - Le due fasi della prova di Giobbe - La protesta di Giobbe - Gli amici di Giobbe - L’inizio di una disputa infuocata - La paura di Dio - Come può essere giusto un uomo davanti a Dio? - Giobbe fa saltare i nervi ai suoi amici ...

  • Il perdono che non può essere concesso (Gv 20, 22-23)

    A chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete resteranno non rimessi - che cos'è il peccato? - scoperta di alcuni paradossi - l'abominio del peccato originale - l’appuntamento a cui non possiamo mancare

  • La parabola dei talenti (Mt 25, 13-30 || Lc 19, 11-28) - IIa parte

    Il bisogno di amare - poco e molto, storia in due tempi - le paure del servo malvagio - l’oscuramento della ragione - Dio non ci chiede più di quanto possiamo dare - chi è umile accetta di farsi aiutare - la possibilità della perdizione - tentativo di riflessione sull’inferno - come evitare la perdizione

  • La parabola dei talenti (Mt 25, 13-30 || Lc 19, 11-28) - Ia parte

    Un compito difficile - Ciò che non vorremmo sentire - Il rischio di un malinteso - Cosa si aspetta il padrone dai suoi servi - Il problema del vero bene dell’uomo - Prima il poco, poi il molto

  • La parabola del ricco epulone e del povero Lazzaro

    Cristo giudica il ricco malvagio - Un caso di impenitenza finale - Esame dei sentimenti del ricco - Il pensiero di Santa Caterina da Siena - La parabola nell’opera di Maria Valtorta - Più di un morto che risuscita...

  • Le riche épulon et le pauvre Lazare

    Le Christ juge le mauvais riche - Un cas d’impénitence finale - Examen des sentiments du riche - La pensée de Sainte Catherine de Sienne - La parabole dans l'œuvre de Maria Valtorta - Plus qu’un mort qui ressuscite...

  • Come mai questo tempo non sapete valutarlo?

    Difficoltà di valutare il senso del tempo - Un compito troppo difficile - L’invito inascoltato - L’inevitabile combattimento.

  • Aprì loro la mente per comprendere le scritture

    Non è così facile comprendere le Scritture - Il centro delle Scritture - Un progetto singolare - Non è una questione di belle parole.

  • Il fico maledetto

    Come gli antichi profeti - L'osservazione di Marco - Senza vie di scampo - L'attacco - Il contrattacco - Sacerdoti, scribi e noi.

  • Gesù esamina Pietro sull'amore

    Le domande di Gesù - Le risposte di Pietro - Pietro abbandonato dal Signore - Nato per fare il capo - Teresina di Lisieux e don Divo Barsotti.

  • Gli invitati al banchetto di nozze - 2

    Il re cerca altri commensali - Un invito accolto con poco entusiasmo - Situazioni impossibili - Due volte indegni - Un pericolo mortale.

  • Gli invitati al banchetto di nozze - 1

    Un racconto paradossale e drammatico - Ci bastano le feste umane - Come si uccidono i messaggeri di Dio - Apparente ingiustizia.

  • Quando Dio resiste alla preghiera ... (Lc 11, 5-13)

    Non ho nulla da offrirgli - Un singolare amico - Non conosciamo noi stessi - Fatti per un altro mondo ...

  • La parabola degli operai nella vigna (Mt 20, 1-16)

    Difficoltà  di comprendere un comportamento ingiusto - Ingiustizia che torna a nostro favore - Chi consola questa parabola.

Consapevole che le meditazioni proposte non sono che incerti balbettii, faccio appello alla carità  del lettore perché vengano accolte con benevolenza. In fondo, davanti a Dio, siamo tutti dei bambini bisognosi di imparare a parlare l'unica lingua che si parli nel suo Regno, la lingua dell'amore.

NOTA: Se vuoi stampare le meditazioni, verranno automaticamente esclusi: l'intestazione, le immagini, i menu e il piè di pagina. X