Meditazioni sul Vangelo

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Gesù risponde ai Sadducei

Gesù risponde ai Sadducei (Lc 20, 27-38)

I sadducei erano un gruppo potente, o setta giudaica, dalle idee religiose piuttosto corrotte, c’erano fra loro sacerdoti e capi del popolo. Costoro vedevano Gesù come il fumo negli occhi, perché sentivano minacciato il loro potere e il loro prestigio dalla sua crescente popolarità; infatti, la sapienza, la bontà, la potenza dei miracoli di Gesù, attirava il favore delle folle sottraendolo agli scribi, ai farisei, ai sadducei e ai dottori della legge; allora, a turno, cercavano di insidiarlo e di screditarlo in mille modi, inoltre, più cresceva la popolarità di Gesù più lo odiavano.

Siccome i sadducei non credevano nella risurrezione dei morti, interrogano Gesù su questo punto, segretamente convinti di aver trovato un argomento inconfutabile per dimostrare la bontà della loro posizione, e già si rallegrano dell’imbarazzo in cui si sarebbe trovato Gesù per la forza del loro argomento. Ma non avevano fatto bene i conti né con la loro ignoranza, né con la sapienza di Gesù.

Presentano dunque a Gesù il caso di una donna che aveva avuto successivamente sette mariti, tutti morti dopo poco tempo senza lasciare figli, e infine era morta anche la donna. Secondo i sadducei, se ci fosse la risurrezione la donna si troverebbe a essere moglie di sette mariti allo stesso tempo; siccome questa situazione è assurda, allora pensano che sia assurdo credere alla risurrezione dei morti. L’errore dipendeva dalla loro ignoranza sulla condizione dell’uomo nella vita futura, la immaginavano come un prolungamento della vita presente con gli stessi usi e costumi - questo errore tendiamo a farlo anche noi -.

Gesù corregge i loro pensieri, e correggendoli ci istruisce su diversi aspetti della vita dopo la morte; intanto questa vita è per coloro che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti; l’espressione lascia intendere che non tutti saranno giudicati degni; poi, nella vita futura non ci sarà più il matrimonio, quindi, il matrimonio è un bene temporaneo, è una condizione destinata a passare per lasciare il posto a un bene più grande. Anche per questo San Paolo esorta: Quelli che hanno moglie, vivano come se non l’avessero... quelli che usano i beni del mondo, come se non li usassero pienamente: passa infatti la figura di questo mondo! (1Cor 7, 29. 31).

Un’altra proprietà della vita futura è l’immortalità; Gesù dice: non possono più morire, perché sono uguali agli angeli. Affermando l’uguaglianza fra la condizione umana e quella degli angeli a proposito dell’immortalità, Gesù corregge l’incredulità dei sadducei sull’esistenza degli angeli: I sadducei infatti affermano che non c’è risurrezione, né angeli, né spiriti (At 23, 8). Inoltre, l’accostamento degli uomini agli angeli suggerisce quale sarà la beatitudine massima dell’uomo, perché, come gli angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli (Mt 18, 10), così, anche gli uomini, in quanto uguali agli angeli, vedranno Dio: allora vedremo [Dio] a faccia a faccia (1Cor 13, 12). Vedere Dio faccia a faccia sarà come essere agganciati a una sorgente inesauribile di beatitudine e di amore. La visione faccia a faccia è il bene a cui tutti gli altri beni sono ordinati, e il bene del matrimonio educa al possesso di questo sommo bene per l’analogia dell’amore sponsale con l’amore di Dio; infatti, nel matrimonio c’è un amore esclusivo, totale, intimo, fecondo, che impegna per tutta la vita, e così deve essere l’amore fra Dio e la sua creatura: Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze (Dt 6, 5). Non dobbiamo però dimenticare che la realtà è al di là di tutte le figure, di tutti i mezzi propedeutici e di tutte le nostre immaginazioni, perché quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, Dio le ha preparate per coloro che lo amano (1Cor 2, 9); e San Giovanni afferma: Ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è (1Gv 3, 2).

Gesù poi sviluppa e rafforza il suo pensiero dicendo: poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Lui stesso mostrerà chiaramente la possibilità della risurrezione risorgendo dai morti, e potrà farlo perché lui è la risurrezione e la vita (Gv 11, 25). Inoltre, la sua passione, morte e risurrezione genera i cristiani, per cui è giusto chiamarli figli della risurrezione; non sarebbero però pienamente figli della risurrezione se Gesù, a suo tempo, non potesse farli risorgere; allora, per provare il suo potere sulla morte Gesù ha risuscitato diverse persone, tra queste, la risurrezione di Lazzaro è stata la più eclatante. Ma Gesù, essendo sia il Figlio di Dio, sia la risurrezione e la vita, generando figli della risurrezione genera anche figli di Dio; l’apostolo Giovanni lo conferma: Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato (1Gv 3, 2). Essere figli di Dio comporta il privilegio di beneficiare dell’amore e della visione di Dio.

Infine, Gesù mostra ai sadducei che, se sapessero leggere con intelligenza le Scritture, non cadrebbero nell’errore di pensare che non può esserci risurrezione dai morti; a tal fine richiama il passo dell’Esodo in cui Dio si rivolge a Mosè dicendo: Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe (Es 3, 6). Ora, siccome Abramo, Isacco e Giacobbe sono morti nel corpo, se non ci fosse, o fosse morta anche la loro parte spirituale o anima, la Scrittura avrebbe dovuto dire: “Io sono stato il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe”, invece, dicendo Io sono il Dio di Abramo... suggerisce che Abramo, Isacco e Giacobbe pur essendo morti sono ancora vivi, manca solo a loro la risurrezione del corpo. Dopo questi discorsi alcuni scribi riconoscono che Gesù ha parlato bene, e non osavano più rivolgergli alcuna domanda (Lc 20, 39-40).

L’atteggiamento dei sadducei nei confronti di Gesù non è morto con i sadducei, ma ha continuato ad attraversare i secoli ed è giunto fino a noi. Anche noi come loro abbiamo le idee su Dio piuttosto confuse e corrotte, ma soprattutto, anche noi sentiamo Dio, Gesù e la Chiesa come una minaccia al nostro potere di decidere della vita come più ci piace, allora sentiamo il bisogno di giustificare a noi stessi il rifiuto di Dio, per questo andiamo alla ricerca di argomenti inconfutabili che dimostrino l’inesistenza di Dio, la corruzione della Chiesa, la natura solo umana di Gesù, se li troviamo, o qualcuno li propone, li accogliamo con favore e sollievo; credendo di aver trovato ciò che desideriamo non facciamo lo sforzo di verificare la loro solidità, oppure, pur di giustificare le nostre posizioni, siamo disposti a stravolgere la realtà, il pensiero logico e il buon senso. Il risultato è un effettivo sollievo a breve termine, per ritrovarci poi a pregustare l’inferno a lungo termine.

Alcuni argomenti che si utilizzano per giustificare il rifiuto di Dio sono: siccome nella vita si incontrano ingiustizie tremende; crudeltà atroci che affliggono gli innocenti; morti violente e premature; catastrofi naturali che ciecamente travolgono tutto e tutti... allora argomentiamo: “Se Dio ci fosse non permetterebbe tali cose, ma siccome tali cose accadono, allora Dio non esiste”. A proposito della Chiesa è noto a tutti che ovunque ci sono scandali, corruzione, mediocrità... quindi, faccio molto bene a stare alla larga da una simile istituzione; oppure ci giustifichiamo dicendo che quanti frequentano la Chiesa sono a volte peggiori di tutti gli altri. Gesù poi lo si elimina lodandolo, infatti, si è disposti a concedere che sia il più grande uomo vissuto sulla terra, ma non si è disposti a credere che sia anche Dio, se però Gesù non è Dio non può avere nessun diritto di giudicare i miei comportamenti o di emettere un giudizio finale sulla mia vita.

Questi argomenti, dubbi e incertezze sorgono perché viviamo in una condizione di chiaro-scuro, non è tutto completamente chiaro e non è tutto completamente oscuro; Pascal sintetizza bene la nostra situazione dicendo che “C’è abbastanza luce per chi vuole credere e non ce n’è abbastanza per chi non vuol credere”. Questo fa sì che ognuno sia libero di orientare dove vuole la propria vita: possiamo lasciarci attrarre dalla Luce o lasciarci inghiottire dalle Tenebre. La nostra stoltezza consiste nel pensare che sia possibile rimanere neutrali, che sia possibile non scegliere né l’uno né l’altro campo. I dubbi in cui ci troviamo non sono un male in sé, ma diventano un bene o un male a seconda del fine per cui li utilizziamo, infatti, possiamo utilizzare i dubbi come pretesto per fuggire la Verità, oppure possiamo utilizzarli come stimolo per cercare la Verità.

La Santa Vergine ci aiuti a interrogare suo Figlio con retta intenzione.

Brevi riflessioni

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Meditazioni

Consapevole che le meditazioni proposte non sono che incerti balbettii, faccio appello alla carità  del lettore perché vengano accolte con benevolenza. In fondo, davanti a Dio, siamo tutti dei bambini bisognosi di imparare a parlare l'unica lingua che si parli nel suo Regno, la lingua dell'amore.

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