Meditazioni sul Vangelo

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Se non vi convertite, perirete

Se non vi convertite, perirete (Lc 13, 1-9)

Come sempre accade quando succedono fatti tragici la gente rimane impressionata. Il vangelo di Luca ne riporta due: l'uccisione di alcuni Galilei da parte dei soldati di Pilato, e, a Gerusalemme, la morte di 18 persone per il crollo della torre di Siloe. Considerando quanto gli è stato riferito Gesù dice: Credete che fossero più peccatori o più colpevoli di tutti gli altri? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. Quindi, secondo Gesù, chi non muore per fatti tragici è tanto peccatore e tanto colpevole quanto chi ne è vittima; inoltre, dobbiamo anche dedurre che i fatti tragici hanno una qualche relazione con la “non conversione”, dipendono cioè dall’allontanamento, individuale e collettivo, dalle vie di Dio.

A prima vista queste parole sembrano però esagerate e non corrispondenti alla realtà, infatti, non tutti i “non convertiti” muoiono di morte violenta, quindi, non periscono tutti allo stesso modo come gli uccisi da Pilato o dalla torre di Siloe. E neanche si può dire che la morte non violenta sia sempre riservata ai giusti. Allora, in che senso dobbiamo comprendere le parole del Signore? Esse non vanno riferite alle circostanze materiali o esteriori della morte, ma allo stato dell'anima di chi muore. A seconda di questo stato, indipendentemente dalle circostanze esteriori, la morte può avere un carattere tragico oppure no. Per chi non ha la fede e non coltiva l'amicizia con il Signore, la morte e il tempo che la precede avrà sempre un carattere tragico anche se non è investito dalla torre di Siloe o non è trafitto dalle spade di Pilato. Mentre, a chi ha la fede, il Signore può far giungere la sua grazia e le sue consolazioni anche nel momento della morte, così, benché la tribolazione finale non sia tolta, essa non viene vissuta come una tragedia, ma come purificazione da accettare per entrare nello splendore della vera Vita. A conferma di quanto detto possiamo osservare la differenza fra la morte dei peccatori impenitenti e la morte dei cristiani, dei martiri o dei santi. È sorprendente come certi martiri si prendano quasi gioco dei tormenti, perché la loro speranza e il loro amore sono talmente vivi da rendere pressoché nulle le pene che subiscono; pur essendo la loro morte esteriormente tragica, non periscono allo stesso modo dei non convertiti.

Conviene inoltre considerare che la morte di chi non si è convertito è una tragedia senza rimedio; infatti, se ostinatamente non riconosciamo Gesù come Signore e Re, rendiamo impossibile la nostra partecipazione alla beatitudine del Cielo; ed è questo il senso delle parole: se non vi convertite perirete; perché non può entrare nel Regno di Dio chi non si converte. Convertirsi significa rispondere all’invito di partecipazione al banchetto eterno, e di conseguenza decidere di orientare la vita sempre più verso Dio; significa praticare le leggi dell’amore e cercare di crescere in ogni virtù; ma soprattutto, significa lasciarsi modellare come l’argilla nelle mani del vasaio per acquisire una forma pensata da Dio e non da noi. Questo programma è riassunto dal comando: Tu, seguimi! (Gv 21, 22).

Dopo l’ammonimento suscitato dai tragici eventi, Gesù racconta la parabola del fico sterile, che ancora ci fa riflettere sul rischio che corriamo se non portiamo frutti di conversione. L’albero di fichi che non porta frutti è destinato a essere tagliato, ed essere tagliato è una figura della morte eterna. Prima però che una simile tragedia abbia luogo il vignaiolo chiede al Padrone di tentare un’ultima volta delle cure speciali affinché l’albero porti frutto; e questo ci dice come Dio faccia il possibile e l’impossibile perché l’uomo possa salvarsi. Allora il vignaiolo zappa la terra intorno all’albero e su questa, incisa e rivoltata, sparge il letame. Questo lavoro raffigura le operazioni che favoriscono la nostra conversione. Prima di tutto il terreno su cui poggia la nostra vita, le nostre convinzioni, le nostre sicurezze, i nostri desideri... deve essere tutto sconvolto, inciso e rivoltato; perché di solito la nostra vita è una casa costruita sulla sabbia e non sulla roccia, desideriamo avidamente i beni della terra, e non desideriamo i beni eterni. Ma non basta ancora, su tutto bisogna spargere il letame, ossia la consapevolezza dolorosa del nostro peccato. Per convertirsi è essenziale riconoscere che, singolarmente e collettivamente, stiamo percorrendo una via che ci allontana da Dio. Allontanarsi da Dio è una tragedia in sé, ma da questa nasce ogni altra tragedia: quella della guerra, di cui la strage provocata da Pilato è un esempio; la tragedia delle morti premature causate dall’incuria, dalla superficialità, dall’egoismo, dalla corruzione, dall’avidità di potere; la tragedia del dilagare della menzogna, della confusione, della stoltezza ... Tutte queste tragedie sono riassunte da un versetto di un inno del breviario: “Senza di te siam sommersi in un gorgo profondo di peccati e di tenebre”.

Allora come oggi le tragedie ci scuotono emotivamente, tuttavia, pochi fanno lo sforzo di ricercarne le cause, quasi tutti si fermano ai sintomi e si impegnano anche a fondo per curarli, senza rendersi conto che, così facendo, consumano risorse ed energie ma raccolgono pochi frutti; fermarsi sui sintomi denota inoltre miopia e mancanza di coraggio nel guardare in faccia la realtà. La realtà a cui non pensiamo, non vogliamo ammettere, o a cui non diamo il giusto peso è: Dio ci ama e noi non lo amiamo, Dio ci parla e noi non lo ascoltiamo, tanto che si lamenta: Ascolta, popolo mio, ti voglio ammonire; Israele, se tu mi ascoltassi! Ma il mio popolo non ha ascoltato la mia voce, Israele non mi ha obbedito (Sal 80, 9-12); Dio manda suo Figlio e noi lo mettiamo in croce. Questa la causa profonda delle tragedie alle quali non c’è rimedio se non con la conversione, lo dice Gesù: Se non vi convertite, perirete!

Basterà il tempo degli sconvolgimenti, delle tribolazioni, delle innumerevoli follie umane - che chiaramente mostrano il volto orribile del nostro peccato -, a scuoterci, a convertirci e a impedire all’umanità di precipitare nel baratro? La parabola del Signore non lo dice, non sappiamo se dopo le cure l’albero abbia portato frutto, è detto però chiaramente che, in mancanza di frutti, l’albero dovrà essere tagliato, e un albero tagliato non porterà mai frutti.

Maria, madre della Verità, ci aiuti a comprendere, perché se non comprenderemo mai ci convertiremo.

Brevi riflessioni

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Meditazioni

Consapevole che le meditazioni proposte non sono che incerti balbettii, faccio appello alla carità  del lettore perché vengano accolte con benevolenza. In fondo, davanti a Dio, siamo tutti dei bambini bisognosi di imparare a parlare l'unica lingua che si parli nel suo Regno, la lingua dell'amore.

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