Meditazioni sul Vangelo

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La parabola della torre e della guerra dei re

Se uno non odia suo padre... le parabole della torre e della guerra dei re - terza versione

Lc 14, 25-33

Interpretazione comune

Questo brano di Vangelo viene letto nella ventitreesima domenica del tempo ordinario dell'anno C. Nelle spiegazioni, o nei commenti che si sentono durante le omelie, le parabole della costruzione della torre e della guerra dei re vengono di solito interpretate in questo modo: Siccome seguire Ges una cosa seria, un impegno da non prendere alla leggera specialmente dopo aver ascoltato le dure parole relative all'amore del padre, della madre, della moglie e alla necessit di portare la croce, allora Egli chiede ai suoi ascoltatori di non essere precipitosi e superficiali, ma di sedersi un momento ad esaminare se hanno i mezzi sufficienti per seguirlo fino alla fine. Cos come chi vuole costruire una torre o affrontare una battaglia deve valutare con intelligenza se ha le risorse sufficienti per portare a termine l'impresa. Se gli uomini, giustamente, devono dimostrarsi saggi e prudenti nelle imprese umane, a maggior ragione devono dimostrarsi tali prima di avventurarsi nell'impresa di seguire Ges, perch non accada loro di incominciare senza riuscire a finire.

L'esito della verifica secondo questa interpretazione deve approdare a una delle seguenti conclusioni: io ho i mezzi e le risorse sufficienti per seguire Ges fino alla fine, allora lo seguo; oppure: riconosco di non avere questi mezzi e non lo seguo. Proviamo ad esaminare una possibile conseguenza di questa seconda conclusione. Se uno decide di non seguire Ges, chi seguir e che cosa far? Seguir il proprio consiglio e potr tranquillamente dedicarsi alle proprie imprese, alle proprie battaglie, a curare la propria famiglia ed amare il padre, la madre, la moglie, i figli, la propria vita evitando sia i problemi derivanti dalle idee un po' strane di Ges sia le rinunce e i sacrifici richiesti dalla sua folle pretesa di essere amato sopra ogni cosa. Tutto sommato, risulterebbe pi comodo e meno rischioso non seguire Ges per evitare la derisione e l'umiliazione nel caso di un fallimento o di una sconfitta.

Proviamo ad esaminare adesso l'altra conclusione, quella di chi decide di seguire Ges perch ritiene di avere i mezzi sufficienti e le forze necessarie. Dobbiamo prima di tutto osservare che le parabole si propongono di suggerire un'analogia in cui l'ascoltatore deve essere in grado di valutare la realizzazione di un'impresa dal suo inizio al suo termine perch pu ragionevolmente conoscere in anticipo sia le risorse che ha a disposizione, sia quelle effettivamente richieste dall'opera che vuole intraprendere. Ma chi vuole seguire Ges, pu ragionevolmente conoscere in anticipo che cosa gli verr chiesto all'inizio, a met e al termine del cammino? Possiamo rispondere che sempre gli verr chiesto di amare Lui pi del padre, della madre, della moglie, dei figli, della vita e di portare la propria croce. Questo sicuramente uno degli aspetti che possiamo conoscere in anticipo, ma rimane da valutare l'altro aspetto, quello di sapere se noi abbiamo le risorse sufficienti per rispondere correttamente alle esigenze dell'amore di Cristo quando, in circostanze, tempi e modalit impossibili da conoscere in anticipo, bisogner dimostrare con i fatti di nulla anteporre al suo amore.

Gli stessi apostoli non riescono a costruire la torre

Ora, il Vangelo e l'esperienza mostrano chiaramente che quando bisogna passare dalla teoria alla pratica, proprio coloro che affermano con maggior sicurezza di poter seguire Ges ovunque vada, clamorosamente tradiscono e si rivelano infedeli. Non possiamo non pensare a Pietro che risolutamente afferma: Se anche dovessi morire con te, non ti rinnegher. Ma non solo Pietro, anche gli altri apostoli dicevano lo stesso. Poi, in quella stessa notte, la notte del prodigioso duello fra la Vita e la Morte, Pietro per ben tre volte rinnega il suo Signore e gli altri fuggono: Tutti allora, abbandonandolo, fuggirono (Mc 14,31; 50).

Paradossalmente non riescono a costruire la torre e a vincere la guerra proprio coloro che avevano cos ben cominciato avendo lasciato il padre, la madre, la moglie, le barche per seguire Ges. Quando l'ora della croce si presenta in tempi e modi impossibili da prevedere in anticipo le risorse umane si rivelano assolutamente inadeguate e insufficienti. Allora, pretendere di avere i mezzi per portare a compimento l'impresa di seguire Ges, pretendere di riuscire a far meglio degli apostoli, ossia candidarsi allo stesso fallimento. Noi possiamo essere in grado di calcolare i costi e le risorse necessari per portare a compimento un'impresa umana, ma seguire Ges non un'impresa umana un'avventura divina, ed presunzione e stoltezza affermare di avere i mezzi per portarla a compimento.

L'esperienza insegna poi che quanti seguono il Signore sono condotti, prima o poi, ad attraversare situazioni piuttosto strane e inverosimili. Situazioni che se le conoscessimo in anticipo diremmo: Io di l non riuscir mai a passare, non ce la faccio, non ho n le forze, n le capacit, n la volont, per affrontare simili situazioni.

Secondo l'interpretazione corrente uno scopo delle parabole sarebbe quello di invitare a riflettere sulla seriet delle condizioni richieste per seguire Ges e mostrare cosa potrebbe accadere a chi imprudentemente decidesse di seguirlo. Ma come invito alla riflessione sulle condizioni per seguire Ges esse sono perfettamente inutili, perch a suscitare serie riflessioni sulla possibilit e l'opportunit di seguirlo sono pi che sufficienti le sconvolgenti parole sugli amori umani e sulla necessit di portare la croce.

Ges delude le attese della gente

Per meglio comprendere la situazione proviamo ad immaginare lo stato d'animo, i pensieri e le mormorazioni della gente mentre sta ascoltando le parole del Signore. Immaginiamo che Ges, dopo aver manifestato l'esigenza di essere amato sopra ogni cosa e affermato la necessit di portare la croce, abbia fatto una pausa. Silenzio generale, nei cuori serpeggia la perplessit, la delusione, il timore qualcuno mormora: Ma chi si crede di essere?!

La gente Lo aveva seguito affascinata dal suo volto, dalla sua sapienza, dalla potenza dei miracoli che compiva; nel loro cuore erano sorte speranze di riscatto e di liberazione ma ora, tutte le loro attese e le idee che si erano fatte su Ges subiscono un duro colpo. E poi, quella pretesa di essere amato sopra ogni cosa, non un po' pericolosa? Non va contro la legge? E le parole dette a proposito della croce, cosa significano? Loro speravano che Ges li avrebbe guariti da ogni malattia e liberati da ogni oppressione e per questo erano entusiasticamente disposti a farlo re, ma sempre pi si rendono conto che le loro attese, pi che accolte e incoraggiate vengono respinte e contrastate. Eppure la persona di Ges emanava fascino: il suo volto, il suo sguardo, la sua bont, la sua autorevolezza, le sue opere si trovano cos perplessi e divisi, contemporaneamente attratti dal fascino di Ges e respinti dalla severit delle sue parole.

Dopo un momento di silenzio Ges riprende a parlare dicendo: Chi di voi, volendo costruire una torre Quali reazioni immediate o quali pensieri avr fatto sorgere questa storia? Probabilmente le stesse reazioni e gli stessi pensieri che qualcuno potrebbe avere se durante un'omelia venisse chiesto: Chi di voi, volendo costruire un grattacelo, non siede prima a calcolarne la spesa, se ha i mezzi per portarlo a compimento? Cosa centra la costruzione di una torre o di un grattacelo con l'amore del padre, della moglie, dei figli e con la croce? Perch questo paragone? Non ci sono tra noi persone cos ricche, abbiamo appena quanto basta per vivere dignitosamente, a costruire torri o grattaceli non ci pensiamo proprio e se anche volessimo non ne avremmo i mezzi.

Ci potrebbe tuttavia essere fra gli ascoltatori qualcuno che facendo bene i conti potrebbe rispondere di avere le risorse per costruire una torre o un grattacelo. Ma Ges propone ancora un'altra parabola in cui parla di un re che corre il rischio di essere stolto se pretendesse di fare la guerra contro un re due volte pi forte di lui. Questa nuova storia, che cosa vorr dire? Non c'erano re fra gli ascoltatori e se qualcuno poteva pensare a una qualche guerra era quella degli Ebrei contro i Romani, ma nessuno poteva in quel momento ragionevolmente pensare di poterli vincere perch, proprio come nella parabola, erano molto pi forti di loro. Cos, anche l'eventuale ricco era invitato da questa parabola a riconoscere la propria impotenza. E nello stesso senso vanno le parole conclusive di Ges: Cos chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non pu essere mio discepolo. Ma se uno rinuncia a tutti i suoi averi vuol dire che diventa povero, e un povero non ha n i mezzi per costruire torri n soldati per andare in guerra. Possiamo allora sospettare che le parabole non siano state raccontate per invitare a dichiarare di avere i mezzi per seguire Ges, ma per suscitare la consapevolezza di non averli. Se seguire Ges come la costruzione di una torre, allora io non ho questi mezzi; se seguire Ges come la guerra dei re, allora io non ho queste forze.

Proposta di una diversa spiegazione - La costruzione della torre

Giunti a questo punto rimane il compito di proporre una diversa spiegazione. Si tratta del tentativo di mostrare come in realt le parabole non riguardano solo il momento particolare di qualcuno che deve prendere una decisione importante, ma di come dicono qualcosa sull'intera vita di tutti gli uomini, anche di quelli che non si trovano a confronto con le parole di Ges. Dicono qualcosa sulla vita intima di ciascuno di noi anche se nessuno di noi re, n gli mai passato per la mente di costruire torri o grattaceli.

In realt, ognuno di noi impegnato a costruire la propria vita e tutti poniamo le fondamenta di questa costruzione proprio sugli amori umani, ossia sull'amore del padre, della madre, della moglie, dei figli Quando si bambini ci si appoggia totalmente sull'amore del padre e della madre e quando si giovani si va in cerca di uno sposo o di una sposa; ognuno di noi tende inoltre a rifugiarsi in questi amori nei momenti di pericolo, di difficolt o di sconforto. Cos, ogni vita umana si costruisce a partire dall'amore e in vista dell'amore. Tutto questo cos naturale e scontato come naturale e scontato pensare che sia il sole a girare intorno alla terra. Ma le parole di Ges, come un terremoto, scuotono le basi di ogni nostra costruzione. Chi pu avere il desiderio di seguirlo a queste condizioni? Chi pu dichiarare di avere le risorse per seguirlo fino alla fine quando non si hanno nemmeno quelle per iniziare il cammino?

La torre poi, che si slancia verso il cielo, mezzo di difesa, simbolo di potenza e di prestigio, pu rappresentare l'esigenza di assoluto che c' nel cuore dell'uomo. Questa esigenza, consapevolmente o inconsapevolmente, tende ad orientare verso l'alto ogni ricerca di bene e ogni aspirazione umana. Spinge l'uomo ad andare sempre oltre ci che riuscito a raggiungere anche se, per quanti sforzi faccia, non riesce mai a trovare qualcosa che sazi veramente il suo cuore. A causa di questa esigenza corriamo sempre il rischio di chiedere agli amori umani ci che essi non possono dare; gli amori umani infatti non sono la risposta alla sete di assoluto che c' in noi. I drammi della gelosia e della passione manifestano la gravit di questo errore.

La torre pu rappresentare inoltre tutti i mezzi che l'uomo mette in atto per difendersi dagli imprevisti e dalle tribolazioni che minacciano il benessere o la felicit che riuscito a costruirsi. Infine la torre potrebbe anche rappresentare il prestigio, la fama e la gloria che tanto o poco ognuno di noi tende a cercare. Allora, con questa parabola, il Signore ci invita al coraggio di una verifica proprio sulle risorse e sulla fattibilit di questa impresa in cui ognuno si trova impegnato. L'uomo, ha i mezzi sufficienti per costruirsi il benessere e la felicit a cui aspira? Ha i mezzi sufficienti per difendersi dall'innumerevole variet di tribolazioni che ogni giorno visitano ora l'uno ora l'altro in ogni periodo della vita e in ogni parte del mondo? Questa la verifica che, con un minimo di esperienza e di onest intellettuale, ognuno di noi in grado di fare in anticipo.

E l'esito della verifica : No, io non ho i mezzi sufficienti per portare a compimento la costruzione della mia felicit, non ho nemmeno i mezzi per difendere quel poco benessere che sono riuscito a procurarmi, soprattutto, non ho i mezzi per difendermi dalla tribolazione decisiva che si chiama morte. Gli amori umani su cui tanto si investito non riescono a mantenere le loro promesse, non riescono a colmare e a pacificare fino in fondo il nostro cuore, proprio come una costruzione o un'impresa che non riusciamo a portare a termine. Lo stesso accade per tutti i mezzi che mettiamo in atto per difenderci dalle tribolazioni, la nostra torre rimarr sempre incompiuta e non riuscir a proteggerci come vorremmo, dai guai, dall'inevitabile decadenza, dalla malattia e dalla morte.

La guerra dei re

Anche la parabola dei due re racconta la storia di un'impossibile impresa, ed a tutti evidente che un re con diecimila uomini non pu pretendere di fare la guerra e vincere chi gli viene incontro con il doppio delle forze. La parabola suggerisce inoltre che, vista la situazione (visibile solo da chi ha occhi per vedere), molto pi saggio non cercare lo scontro ma piuttosto la pace. Anche in questo caso opportuno cercare in che senso questa storia tutti ci riguarda, in che senso questa storia analoga alla nostra storia.

Un re il capo supremo di tutti i suoi territori, lui che li governa con le sue leggi, li difende e cerca di espanderli. Cos, anche ogni uomo il capo supremo della propria esistenza e la governa con delle leggi che stabiliscono che cosa bene e che cosa male per lui in tutti gli ambiti che gli competono e in tutte le situazioni che deve attraversare. Come un re cerca di espandere i suoi territori, cos noi cerchiamo di accrescere il nostro benessere e lo difendiamo dalle circostanze avverse. Come un re riceve onore e tributi dai suoi sudditi, cos noi tendiamo a far ruotare ogni cosa intorno alle esigenze del nostro io. E spesso vediamo che questo io si comporta come se fosse al centro dell'universo, anche se questo universo tanto esteso quanto lo la propria casa, il proprio ufficio o il proprio villaggio

Come un re teme e cerca di difendere i suoi territori dall'invasione di altri re, cos noi temiamo e ci difendiamo da chi vorrebbe dettar legge in casa nostra scombussolando il quieto procedere dei nostri giorni. Oppure da chi, in vario modo, contesta le nostre idee e i nostri comportamenti; proprio quelle idee e quei comportamenti che stanno alla base e manifestano la nostra concezione della vita. Ora, chi pi di ogni altro minaccia il tranquillo procedere della nostra esistenza, chi pi di ogni altro contesta le nostre idee, i nostri comportamenti e i nostri progetti, Dio con le sue idee, le sue leggi e i suoi progetti. Noi assomigliamo quindi ad un re stolto nella misura in cui pretendiamo di governare la nostra vita con delle leggi e dei progetti che sono in contrasto con le leggi e i progetti di Dio.

Questo stato di contrasto destinato a risolversi in una battaglia finale in cui il re pi debole, ossia noi, sar sicuramente sconfitto. La parabola suggerisce allora che molto pi saggio cercare i termini di un'intesa piuttosto che andare incontro ad una sconfitta certa. Il grande giorno del giudizio ci viene inesorabilmente incontro, se siamo saggi possiamo fare la pace con il Re dei re ed evitare l'umiliazione della sconfitta, ma per fare la pace dobbiamo rinunciare a governare la vita secondo le nostre leggi ed accettare le sue leggi, dobbiamo rinunciare a costruire ponendo le fondamenta sugli amori umani e porre invece l'amore di Ges come principio e fine di ogni amore. Dobbiamo rinunciare a pretendere che Lui ci liberi da ogni malattia e tribolazione ed accettare, con il suo aiuto, di passare attraverso le tribolazioni la malattia e la morte. Dobbiamo rinunciare a pretendere che Ges utilizzi il suo potere per realizzare un regno cos come lo intendiamo noi; dobbiamo accettare di imparare a dire ogni giorno la tua volont sia fatta e non la nostra. Dobbiamo rinunciare a sperare in una felicit terrena per acquistare la speranza certa della felicit ultraterrena.

Le parabole allora non descrivono tanto ci che potrebbe accadere a chi imprudentemente vuole seguire Ges, ma piuttosto ci che sicuramente accade a chi non lo vuole seguire. Dicono che noi ci comportiamo come se avessimo i mezzi per costruire la nostra felicit mentre non vero, dicono che noi ci comportiamo come se fossimo i padroni assoluti della nostra vita mentre il vero padrone un altro e un giorno ci chieder conto di come l'avremo gestita. La prima parabola mostra l'impresa in cui ognuno di noi di fatto impegnato, la seconda mostra la nostra regalit, ossia la nostra libert e conseguente responsabilit nella gestione di questa impresa.

Descrizione di un momento critico

Potremmo anche considerare questo brano di Vangelo come la descrizione di un momento critico, di scontro fra due diverse concezioni di felicit, fra due diverse vie per raggiungerla. Il programma presentato dal Signore scuote e riduce in frantumi i progetti e le attese di quanti Lo seguono in quanto, puntigliosamente, prende di mira e attacca tutto ci che gli uomini hanno di pi caro e anche tutto ci che si aspettano da lui. Anche di queste parole si pu dire: Questo linguaggio duro; chi pu intenderlo? (Gv 6, 60). Per chi ha fondato la sua esistenza sugli amori umani duro sentirsi dire che bisogna cambiare il fondamento e porlo, non tanto sull'amore di Dio, ma sull'amore per quell'uomo che hanno di fronte, su Ges. Per chi sperava da Lui guarigioni e liberazioni da ogni forma di oppressione duro sentirsi dire che la necessit di portare la croce non verr eliminata.

La gente aveva seguito Ges pensando che Lui era la persona adatta a realizzare un progetto o un Regno di benessere e di felicit cos come loro intendevano il benessere e la felicit. Ma Ges con l'annuncio del suo programma demolisce implacabilmente queste illusioni. Nessuno a questo punto, cos bastonato e disilluso, pu onestamente dire di avere la volont, le risorse o le forze, non solo per seguirlo fino alla fine, ma semplicemente per continuare a seguirlo.

E le parabole che seguono, a prima vista, non sembrano molto incoraggianti, anzi confermano l'impossibilit dell'impresa. Seguire Ges a quelle condizioni tanto impossibile come per la gente che lo ascolta costruire una torre o per un parrocchiano costruire un grattacelo, o per un re con diecimila uomini sconfiggere un re che ne ha ventimila. Se poi si cerca di approfondire il significato delle parabole per scoprire la loro analogia con la nostra vita, si condotti a riconoscere altre impossibilit: l'impossibilit di costruire la propria felicit sugli amori umani, l'impossibilit di vincere le tribolazioni e la morte, l'impossibilit di far prevalere la nostra volont sulla volont di Dio.

A questo punto, chi ha orecchi per intendere, chi non vuole barare o illudersi, deve riconoscere la propria impotenza, la propria povert, il proprio nulla. Impossibile seguire Ges e impossibile costruire alcunch senza Ges. Ma a questo punto si corre anche il rischio di scoprire un segreto, di scoprire che in fondo l'unica condizione per seguire Ges proprio il riconoscimento e l'accettazione della propria povert: Chiunque rinunzia a tutti i suoi averi, questi pu essere mio discepolo. Ha guardato la povert della sua serva ci assicura il modello di ogni discepolo. E la prima beatitudine conferma: Beati voi, poveri. Santa teresina di Lisieux, Dottore della Chiesa, ci incoraggia in questi termini: La perfezione mi sembra facile: basta riconoscere il proprio nulla e abbandonarsi come un bambino nelle braccia di Dio.

Questo momento critico simile al momento critico provocato dal discorso di Ges sulla necessit di mangiare la sua carne e di bere il suo sangue. San Pietro ci suggerisce l'atteggiamento corretto da assumere in questi casi: Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna (Gv 6, 68). Abbandonare Ges perch le sue parole sono dure stoltezza, ma ugualmente stolto pensare di andare a Lui presumendo di comprendere le sue parole con la nostra intelligenza o di riuscire ad attuare il suo programma con le nostre forze. Si va da Ges non perch si hanno i mezzi per seguirlo fino alla fine, ma perch si consapevoli di non avere questi mezzi. Si va da Ges perch ci arrendiamo e accettiamo di rinunciare al nostro progetto di felicit basato sugli amori umani, sull'amore del proprio io, sull'eliminazione di ogni sofferenza ed accettiamo il suo progetto che purtroppo, nella fase terrena, prevede degli aggiustamenti nel nostro modo di vivere gli amori umani e l'accettazione delle sofferenze connesse a questi aggiustamenti. Prevede l'accettazione delle sofferenze connesse al nostro stato di peccatori solidali con un'umanit molto peccatrice. Il nostro sguardo, normalmente centrato sulle esigenze dell'io, deve volgersi sempre pi verso le esigenze dell'amore di Dio.

La condizione per seguire Ges non di dichiarare in partenza, con uno sforzo di generosit, di essere capaci di amare Lui pi di quanto si ami il padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e persino la propria vita e di essere capaci di portare la croce, ma di fidarsi di Lui ed accettare che il programma sia quello stabilito da Lui e non quello che desidereremmo noi. La condizione richiesta la fiducia in Ges e l'accettazione del suo programma, non la nostra capacit di attuarlo. Ma per accettare quel programma dobbiamo diventare poveri, ossia accettare di riconoscere che i nostri progetti sono destinati a rimanere incompiuti e a deluderci e le nostre forze sono insufficienti per affrontare i paradossi, le sfide e le opportunit che il misterioso disegno di Dio ci propone.

Possiamo osservare in questo brano ci che normalmente accade quando Dio propone qualcosa all'uomo. Dio parla e l'uomo rimane sconvolto. Dio manifesta un suo progetto e l'uomo deve ammettere che assolutamente incapace di realizzarlo; se per accetta di fidarsi di Dio e di accogliere quanto gli viene proposto, l'avventura comincia e, traballando e barcollando, l'uomo impara che senza il Signore non pu far nulla, ma che nulla impossibile a Dio.

Signore, da chi andremo? Tu solo puoi farci riuscire nell'impossibile impresa in cui ci hai coinvolto.

Appendice: il sale che diventa insipido - vv 34-35 || Mt 5,13 || Mc 9,50

Alle due parabole seguono i versetti: Il sale buono, ma se anche il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si saler? Non serve n per la terra n per il concime e cos lo buttano via. Chi ha orecchi per intendere, intenda. Questo detto sembra messo l senza avere una particolare relazione con quanto lo precede e con quanto lo segue; infatti in Matteo e Marco, con qualche variante, situato in contesti diversi. Ma, secondo il pensiero di don Divo Barsotti, quando di un episodio o di alcuni versetti non capiamo bene perch si trovino in un certo posto, dobbiamo pensare che lo Spirito Santo ha vigilato e stabilito che dovevano trovarsi bene proprio in quel posto.

Proviamo allora a cercare di comprendere che significato possono avere queste parole piuttosto misteriose e se hanno un legame con le precedenti riflessioni. Conviene incominciare considerando che il sale viene utilizzato per dare gusto alle vivande e per la conservazione degli alimenti. Cos ognuno di noi, giustamente, cerca di dare gusto e senso alla propria vita a partire dagli amori umani e dai progetti che si fanno intorno a questi amori. Ma il Signore con questo detto sembra suggerirci che, nonostante le promesse, gli amori e i progetti umani, col tempo, sono come del sale che diventa insipido e perde il potere di dare gusto e senso alla vita. Allora, con che cosa lo si saler? Con che cosa daremo senso e gusto alla nostra vita? Paradossalmente, proprio rinunciando a porre il fondamento e il fine della vita negli amori umani e nei progetti che da essi scaturiscono, per accogliere invece le esigenze dell'amore di Dio e il progetto, molto pi grandioso, che Lui ha pensato per noi.

Accogliere o non accogliere queste esigenze e questo progetto non senza conseguenze. Se non li accogliamo il Signore ci avverte che inevitabilmente, prima o poi, tutto nella vita destinato a diventare senza gusto, senza senso, senza valore, inutile agitazione, apatia che spegne ogni vitalit. Tutto diventer come sale insipido che non serve n per la terra n per il concime e allora lo si getta via. Don Divo Barsotti in un suo diario cos si esprime: Tutte le cose belle e buone e la stessa vita terrena perdono il loro valore e la loro bellezza se divengono il fine.

Allora la torre che non riusciamo a costruire, la guerra che non riusciamo a vincere, il sale che perde il suo sapore, sono tutte immagini che ci suggeriscono in fondo la stessa cosa: l'uomo che pensa la sua vita, il suo benessere, i suoi amori, in termini terreni, destinato a fallire, a essere sconfitto, a perdere ogni significato, perch, secondo il progetto di Dio, egli stato pensato per partecipare allo splendore e alla gloria del Cielo. Ma la strada che conduce al Cielo passa per la rinunzia a tutti i propri averi, ossia alla presa di coscienza e all'accettazione della nostra povert. Chi non vuole essere povero, chi fugge da questa presa di coscienza, chi pensa di riuscire a cavarsela da solo senza diventare discepolo di Ges, andr inevitabilmente incontro al fallimento, alla sconfitta, alla perdita di ogni gusto e senso della vita. Chi invece accetta di seguire Ges, chi accetta le sue esigenze anche se per il momento non in grado di praticarle, giunger un giorno nel Regno della Luce, dell'Amore, della Vita; solo l guster la pace e la beatitudine senza ombre e senza fine.

Che il Signore ci doni orecchie per intendere.

Brevi riflessioni

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Meditazioni

Consapevole che le meditazioni proposte non sono che incerti balbettii, faccio appello alla carit del lettore perch vengano accolte con benevolenza. In fondo, davanti a Dio, siamo tutti dei bambini bisognosi di imparare a parlare l'unica lingua che si parli nel suo Regno, la lingua dell'amore.

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