Meditazioni sul Vangelo

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La via angusta della preghiera

La via angusta della preghiera (Lc 11, 1-13)

Vedere pregare Gesù era uno spettacolo che non lasciava indifferenti, la sua unione col Padre in quei momenti traspariva più chiaramente e destava ammirazione, tanto che un discepolo gli chiede: Signore, insegnaci a pregare. Gesù risponde insegnando la preghiera del “Padre nostro”, ma poi prosegue con una parabola un po’ strana che potremmo intitolare: “Ciò che accade a un discepolo che prega”; in essa ci sono insegnamenti piuttosto sorprendenti.

Una prima sorpresa è che quanti seguono Gesù sono condotti, prima o poi, a scoprire la loro assoluta povertà, vale a dire, la loro incapacità radicale nel rispondere all'amore. Un amico si presenta e io scopro che non ho nulla da offrirgli, mi scopro incapace di rispondere alle esigenze dell'amore perché non ho nulla da dare. Il desiderio di rimediare a questa povertà mette in moto, spinge a cercare aiuto, spinge a pregare. Ma è mezzanotte ed è difficile trovare aiuto anche da un "amico" per un altro "amico". Anche se Dio è Padre, anche se è nostro amico, ci saranno dei momenti in cui chi prega avrà l'impressione che Dio resiste e non risponde alle preghiere: Non posso alzarmi per darti i pani. E per colui che prega perché in stato di grande necessità è la crocifissione.

Da un lato è inchiodato dall'impossibilità di rispondere all'amore: all'amico che è giunto da un viaggio non ha nulla da offrire; dall'altro è inchiodato dall'opposizione dell'amico a cui si rivolge per avere aiuto: Non mi importunare… non posso alzarmi per darti i pani. Quindi, se nemmeno un amico lo aiuta, tanto meno potrà trovare aiuto da altri che amici non sono. E così sono inchiodati anche i piedi, perché non sa più dove andare, non sa più a chi rivolgersi. La tentazione a questo punto potrebbe essere quella di lasciarsi andare, di scoraggiarsi, di cedere alla depressione, di rinunciare a lottare; ma rinunciare a lottare è rinunciare all'amore, è rinunciare alla vita. Ciò a cui dobbiamo rinunciare è pretendere soluzioni secondo le nostre attese, ma l'invito del Signore è senz'altro di insistere a chiedere nonostante le difficoltà e l'apparente rifiuto.

L’insegnamento del Signore dice dunque che, per chi prega, è normale vivere dei momenti in cui si ha la sensazione di una resistenza e di una ostilità da parte di Dio. Vediamo infatti elencati una serie impressionante di pretesti o motivazioni per non esaudire chi prega: 1: non mi importunare. 2: la porta è già chiusa. 3: io e i miei bambini siamo a letto. 4: non posso alzarmi per darti i pani.

Perché non può alzarsi? Un amico dovrebbe essere pronto ad affrontare qualsiasi disagio ed essere contento di aiutare senza indugio l’amico in difficoltà. Sì, se l'amicizia avesse raggiunto lo stato di perfezione. Evidentemente, nella maggior parte dei casi, l'amicizia dell'uomo con Dio non è ancora perfetta, perché è in via di formazione. E allora sorgono spesso difficoltà, incomprensioni, tensioni, delusioni… È inutile far finta o illudersi che le cose stiano diversamente, perché si è smentiti sia dai fatti, sia dalle parole del Signore che mette in scena un uomo, in assoluto stato di necessità, che non ha nulla per rimediare a tale stato e che incontra l'opposizione dell’amico a cui si rivolge per avere aiuto.

È inoltre importante considerare che tutta la scena si svolge di notte, ossia quando non c'è molta luce, al massimo la luce riflessa della luna o quella fioca di stelle lontane. Così, in una situazione di impotenza, di disagio e di crisi, è normale che le reazioni siano poco lucide, poco illuminate, incerte e scomposte. Non si vede bene dove andare, cosa fare, cosa non fare, a chi rivolgersi, da chi sperare aiuto. Ma soprattutto, ciò che veramente scoraggia e abbatte, è constatare che Dio non risponde, sembra indifferente o addirittura ostile: Non mi importunare. Dette da un amico sono parole durissime.

E così, lo stato di desolazione, di abbandono e di tribolazione, nonostante le nostre attese e la bontà di Dio, di solito dura a lungo. Tanto a lungo da comportare il rischio della disperazione, della ribellione o della sterile rassegnazione. Una preghiera tipica di questi momenti è: Fino a quando, Signore, continuerai a dimenticarmi? Fino a quando mi nasconderai il tuo volto? (Sal 12, 2). Ecco perché il Signore ci incoraggia vivamente a non desistere dal chiedere, dal cercare, dal bussare: perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto. Il che significa che il Signore vuole esaudirci, vuole rispondere alle nostre attese, vuole darci i pani.

Noi però constatiamo ogni momento che il Signore non ci concede ciò che gli stiamo chiedendo. Chiediamo tre pani, un pesce e un uovo, ossia qualcosa di buono per nutrire la nostra vita, per darle gusto e vigore, e invece vediamo che tutto si cambia in amarezza, in veleno, in disgusto, orrore e spavento. Ma la parola del Signore rimane la stessa: "Continua a chiedere, continua a cercare, continua a bussare".

Quando andiamo da Dio a chiedergli tre pani, ossia di risolvere il nostro disagio e i nostri problemi immaginando soluzioni e percorsi che a noi sembrano buoni e giusti, ci stupiamo perché Dio non risponde prontamente a richieste così buone e così giuste. Allora insistiamo, ma Dio resiste. Insistiamo ancora, ma Dio non cede alle nostre richieste. Allora non capiamo più niente: che Dio buono è se non risponde a richieste così ragionevoli e sensate?

Che dire, che fare, allora? Il Signore ci suggerisce una soluzione che a noi non sembra per niente una soluzione, ci raccomanda infatti di chiedere il dono dello Spirito Santo. “Ma io ho un problema di salute, un problema di lavoro, un problema affettivo, sono stato raggiunto e sconvolto da una disgrazia” … I problemi affettivi, di lavoro, le disgrazie… vanno inquadrati e compresi secondo una luce più potente e più alta di quella che normalmente utilizziamo per muoverci nella vita; solo lo Spirito Santo può illuminarci e condurci su una via che deve diventare sempre meno la nostra via e sempre più la via di Dio. In altre parole, verso un abbandono sempre più convinto, docile e totale alla sua volontà.

San Paolo ha sulla preghiera parole profondamente vere e consolanti per coloro che le vogliono accogliere: Lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza; non sappiamo infatti come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa che cosa desidera lo Spirito, perché egli intercede per i santi secondo i disegni di Dio (Rm 8, 26-27). In queste parole possiamo scorgere uno dei tanti paradossi della vita cristiana, vale a dire che un frutto autentico della preghiera insistente e perseverante è scoprire che non sappiamo come pregare in modo conveniente. Il paradosso è confermato sia dalle parole di San Paolo, sia dalla testimonianza di coloro che pregano.

In fondo, Dio vuole darci non dei beni, non delle soluzioni, non delle consolazioni, ma il massimo bene, un'inimmaginabile soluzione, una più grande consolazione, ossia, sé stesso. Ecco i soli tre pani che possono veramente saziare il nostro cuore, renderci capaci di amare e darci la pace. Se non abbiamo da dare, a noi e agli altri, in ogni circostanza, la dolcezza e la luce di Cristo, non abbiamo nulla da dare; ma la dolcezza e la luce di Cristo hanno un prezzo: bisogna passare per la porta stretta e percorrere l’angusta via che conduce alla vita.

La Santa Vergine ci aiuti a non fuggire dalla nostra povertà, Dio ce la mostra perché vuole colmarla.

Brevi riflessioni

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Meditazioni

Consapevole che le meditazioni proposte non sono che incerti balbettii, faccio appello alla carità  del lettore perché vengano accolte con benevolenza. In fondo, davanti a Dio, siamo tutti dei bambini bisognosi di imparare a parlare l'unica lingua che si parli nel suo Regno, la lingua dell'amore.

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