Meditazioni sul Vangelo

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Il mistero della risurrezione di Gesù

Il mistero della risurrezione di Gesù (Gv 20, 1-9)

Dopo i misteri dolorosi, con la domenica di Pasqua la Chiesa incomincia a introdurci nei misteri gloriosi. Sia i misteri del dolore, sia quelli della gloria sono realtà enormi e non immediatamente assimilabili, per questo abbiamo bisogno che ogni anno ci vengano richiamati dalla liturgia in modo particolare. Ogni anno dovremmo lasciarci lavorare un po’ di più da entrambi i misteri; coloro poi che recitano il rosario, sono invitati a meditare i misteri dolorosi e gloriosi due volte ogni settimana. Il profeta Abacuc ha un pensiero che può chiarire la necessità delle ricorrenze liturgiche: Signore, ho ascoltato il tuo annuncio, ho avuto timore e rispetto della tua opera. Nel corso degli anni falla rivivere (Ab 3, 2). Quest’opera è il disegno eterno che Dio ha pensato e voluto realizzare, al centro di questo disegno c’è Cristo morto e risorto, infatti, lui è: L’Agnello, immolato fin dalla fondazione del mondo (Ap 13, 8).

Possiamo anche notare che i misteri del dolore e quelli della gloria sono due volti del mistero dell’amore. Santa Teresina di Lisieux diceva che “Non si può molto amare senza molto soffrire”; e San Giovanni della Croce ha un pensiero analogo parlando di coloro che tendono alla perfezione: “In mille modi amano e in mille modi soffrono”. Questa legge è confermata dall’esperienza quotidiana di tutti. Una madre, che naturalmente ama molto i suoi figli, soffre quando i figli soffrono e gioisce quando i figli gioiscono, e tanto più soffre e tanto più gioisce quanto più li ama. Così lo sposo per la sposa e l’amico per l’amico. Il dolore poi è tanto più grande quanto più la persona amata soffre ingiustamente. Nei giorni della passione, morte e risurrezione del Signore, i misteri del dolore e della gloria raggiungono la loro massima intensità, sono i giorni del prodigioso duello fra la Vita e la morte, fra la Luce e le tenebre. Sono i giorni del massimo dolore perché la morte sembra vincere in maniera inequivocabile e definitiva; questa vittoria spegne ogni speranza e spinge alla disperazione; solo un aiuto speciale dall’alto consente di reggere in queste condizioni; così è accaduto a Gesù durante l’agonia del Getsemani, un Angelo gli è stato inviato per aiutarlo e confortarlo.

Maria Maddalena ha una natura di fuoco e questa, in un primo tempo, la porta a soddisfare in maniera sfrenata l’io e le sue voglie, ma proprio nell’abisso del peccato incontra l’abisso della misericordia, così passa da un amore incandescente per il proprio io a un amore incandescente per il Figlio di Dio. Questo amore non poteva non spingerla a seguire il suo Signore fin sotto la Croce, e qui il suo amore si trasforma nel massimo dolore, perché Gesù, innocente, subisce ingiustamente le pene che avrebbe meritato lei con i suoi peccati; ma l’amore fa anche sì che ogni flagello e ogni piaga subiti da Gesù si ripercuotano nel suo cuore; allo stesso modo si ripercuotono nei fedeli che stanno sotto la croce, perché l’amore li porta a patire ciò che Gesù patisce, e in questo modo diventano, in qualche misura, corredentori. La massima condivisione dei dolori di Gesù non poteva che esserci in Maria sua madre, per questo merita giustamente il titolo di corredentrice.

Nel giorno del riposo sabbatico che segue la morte di Gesù, i discepoli sono sconvolti e agitati da sentimenti contrastanti: i cattivi e i malvagi hanno prevalso, ciò che non doveva accadere è accaduto, Dio che avrebbe dovuto sconvolgere le vie degli empi, non è intervenuto secondo le loro attese. Avevano lasciato tutto per seguire Gesù, avevano creduto di fondare la loro casa sulla roccia e ora la casa è crollata. Ma c’è qualcosa nel cuore di coloro che credono, che sperano e che amano che invita a sperare contro ogni speranza, anche quando i fatti non lo consentono più. E così: Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio; l’amore la spinge a cercare comunque un contatto con il suo Signore, anche se questo contatto deve accontentarsi di un sepolcro. Ma a questo punto iniziano a operare i misteri gloriosi: la tomba non è chiusa ma aperta, inoltre, il corpo di Gesù non è nel sepolcro. Queste constatazioni sconcertano Maria Maddalena, che però non riesce ancora a collegare ciò che vede a quanto Gesù aveva preannunciato, anche per lei vale la sottolineatura di Giovanni: Non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti; il mistero della risurrezione è talmente enorme che anche i migliori non riescono a credere prontamente. Unica eccezione è Maria, la quale non corre al luogo della sepoltura, perché l’amore e il dolore per suo Figlio attirano Lui da lei non appena lascia il sepolcro.

In questo vangelo della domenica di Pasqua non si vede ancora Gesù risorto, come se Lui volesse introdurre progressivamente al mistero della risurrezione; inoltre, questo modo di fare è anche un richiamo per dire ai discepoli che non avevano prestato sufficientemente attenzione alle sue parole, se fossero stati più attenti, dai segni della tomba aperta e vuota avrebbero potuto risalire all’annuncio della risurrezione che aveva fatto loro a più riprese.

Questi misteri sono quanto mai vitali per noi, infatti, oggi Gesù è osteggiato, incompreso, deriso, estromesso dalla società, flagellato e Crocifisso nelle comunità e nei cuori; il potere delle tenebre a poco a poco ha acquistato forza e si è diffuso in ogni ambito: sociale ed ecclesiale; e niente sembra poter impedire il suo trionfo. Anche il piccolo resto dei discepoli di oggi è minacciato dallo sconcerto, dallo scoraggiamento, dalla disperazione, ma la liturgia pasquale ogni anno proclama che le tenebre non possono avere l’ultima parola: la Vita vince la morte, la Luce vince le tenebre; tuttavia, anche noi come i discepoli di allora, di fronte al dilagare dell’iniquità, potremmo avere difficoltà a crederlo, soprattutto quando i fatti smentiscono ogni annuncio di risurrezione, ma se rimarremo fedeli al Signore nel tempo della sua umiliazione, prima o poi saremo raggiunti dalla notizia: “La tomba dove avevano deposto Gesù morto è aperta, e il suo corpo non è in essa!”...

Sant’Agostino ha un pensiero che ci aiuta a comprendere il senso dei tempi che precedono e seguono la Pasqua: “Il tempo che precede la Pasqua raffigura la tribolazione nella quale ci troviamo; invece, quello che segue la Pasqua, rappresenta la beatitudine che godremo. In Cristo, nostro capo, è raffigurato e manifestato l'uno e l'altro tempo. La passione del Signore ci presenta la vita attuale con il suo aspetto di fatica, di tribolazione e con la prospettiva certa della morte. Invece la risurrezione e la glorificazione del Signore sono annunzio della vita che ci verrà donata”.

La Santa Vergine, massima esperta di ciò che accade in un tempo e nell’altro, venga in nostro aiuto, soprattutto quando ci vede vacillare e cadere.

Brevi riflessioni

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Meditazioni

Consapevole che le meditazioni proposte non sono che incerti balbettii, faccio appello alla carità  del lettore perché vengano accolte con benevolenza. In fondo, davanti a Dio, siamo tutti dei bambini bisognosi di imparare a parlare l'unica lingua che si parli nel suo Regno, la lingua dell'amore.

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