Meditazioni sul Vangelo

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Gesù è tentato nel deserto

Gesù è tentato nel deserto (Lc 4, 1-13)

Quando Gesù riceve il battesimo di Giovanni, lo Spirito Santo scende su di lui e la voce del Padre proclama: Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento. Poi, lo stesso Spirito guida Gesù nel deserto e lì, per quaranta giorni, è tentato dal diavolo. Strana sorte tocca ai figli amati dal Padre: quella di essere lungamente e variamente tentati, infatti, dopo quaranta giorni e dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui. Una prima considerazione è che non dobbiamo stupirci se chi è particolarmente amato dal Signore è più di altri sottoposto a molte tentazioni. Ma che cos’è la tentazione e perché Dio stesso induce in tentazione? Matteo chiaramente dice che Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato dal diavolo (Mt 4, 1). Dio permette che Adamo ed Eva siano tentati dal serpente, ma se permette anche vuole, perché se non volesse neppure permetterebbe; ad Abramo poi, chiede in sacrificio lo stesso figlio che miracolosamente gli aveva donato. Giuditta giunge a dire: Ringraziamo il Signore, nostro Dio, che ci mette alla prova come ha già fatto con i nostri padri (Gdt 8, 25); e San Paolo insegna che Dio non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze ma, insieme con la tentazione, vi darà anche il modo di uscirne per poterla sostenere (1Cor 10, 13); quindi, è dono di Dio sia la tentazione, sia il modo di uscirne. La tentazione, nell’ordine di cose voluto da Dio, è allora un bene. S. Ambrogio ha un pensiero che può fare un po’ di luce su questo mistero: “A volte è Dio che tenta, altre volte è il diavolo: il diavolo tenta per rovinare, Dio tenta per incoronare”.

Per cercare di comprendere ulteriormente le cose, conviene considerare come la tentazione, o la prova, sia un momento inevitabile ed essenziale in un rapporto d’amore. Nel libro del Siracide è detto: Se vuoi farti un amico, mettilo alla prova e non fidarti subito di lui (Sir 6, 7), ora, volendo Dio fare di noi i suoi amici, deve necessariamente metterci alla prova, così, tutta la vita presente è per noi un periodo di prova. Ma cosa succede quando siamo sottoposti alla prova o alla tentazione? Succede che due vie si aprono davanti a noi e la forza di due amori ci attira verso l’una o verso l’altra, perciò: dobbiamo necessariamente scegliere quale via percorrere. Una via promette immediato godimento, espansione di vita, nuove emozioni, gratificazioni di ogni genere, successo, gloria... e: “indipendenza dalla legge di Dio”. L’altra via invece ha nome “fedeltà alla legge di Dio”, ed è scelta da chi lo ama e non vuole dargli un dispiacere disubbidendo ai suoi comandamenti; scegliere la prima via significa mettere al primo posto l’io, le sue voglie e i suoi giudizi, scegliere l’altra via significa mettere al primo posto Dio anche a scapito delle proprie voglie e dei propri giudizi. Il momento della tentazione fa sempre emergere la qualità o il valore del nostro amore per la persona amata, sia essa Dio, un coniuge o un amico. Quindi, quanto più le tentazioni sono forti e varie, quanto più ci costa rimanere fedeli alla persona amata, tanto più si dimostra forte il nostro amore. Ogni tentazione superata ha come premio una crescita nell’amore, si rischia invece di rovinare irrimediabilmente l’amore se si cede alla tentazione. Anche se ogni giorno incontriamo varie tentazioni, in certi momenti della vita siamo sottoposti a tentazioni particolarmente forti, si vede allora più chiaramente quanto vale il nostro amore.

Il mistero della tentazione è strettamente legato al mistero dell’amore e il racconto del peccato originale lo illustra bene. Dio ama immensamente Adamo ed Eva, tanto immensamente che ha fatto tutto per loro, in cambio vuole un segno del loro amore, ed è la richiesta di non mangiare il frutto di un certo albero; il guaio è che quel frutto è bello e buono, promette godimento, espansione di vita ed è desiderabile per acquistare saggezza; allora, per non mangiarlo, devono fare uno sforzo, devono resistere alla tentazione. Adamo ed Eva sanno di non dover mangiare quel frutto, altrimenti moriranno; ma ecco che entra in azione il Serpente, il quale propone una diversa interpretazione della realtà e dice: Non morirete affatto! Anzi (Gn 3, 3-6) ... A questo punto Adamo ed Eva sono davanti a un bivio, devono scegliere a chi dare retta e per farlo devono decidere chi è più credibile: Dio o il Serpente? È un mistero enorme che l’uomo possa preferire le parole di Satana a quelle di Dio, la Menzogna alla Verità. Quello che accade in quel preciso momento è che i nostri progenitori fanno a Dio l’incredibile affronto di ritenerlo bugiardo e contemporaneamente fanno al Serpente l’incredibile onore di ritenerlo veritiero, lui, il padre della menzogna (Gv 8, 44). E Dio è offeso nell’innocenza, nella rettitudine, nella delicatezza, nella magnanimità, nell’incandescenza del suo amore! Una simile catastrofe non poteva non avere terribili conseguenze, quelle che quotidianamente ci affliggono.

Quanta gratitudine dovremmo avere per Gesù che è venuto a darci la possibilità di rimediare al più doloroso e terribile di tutti i mali, ossia la rottura di un amore. Invece, come lo stiamo trattando? Lui che per darci la forza di vincere le tentazioni si è sottoposto per quaranta giorni a ogni tentazione? E per riconciliarci con Dio è morto sulla croce?... Noi nei fatti gli diciamo che la riconciliazione con Dio non ci interessa, secondo noi non c’è nessuna rottura di amicizia che vada riparata, il peccato non esiste, esistono solo i limiti della natura umana, esistono solo le nostre fragilità e per queste c’è l’infinita misericordia di Dio che sempre e incondizionatamente tutto perdona, tutto copre, tutto risana. Questo è prendersi gioco della misericordia, della dignità dell’uomo e della serietà del rapporto d’amore che Dio vuole avere con noi. Ci meritiamo forse qualcosa di diverso dalle tribolazioni, dai flagelli e dalle nubi oscure che minacciose si addensano sull’umanità? Perché Dio dovrebbe allontanare dall’umanità i flagelli se anche noi preferiamo dar retta alle parole del Demonio anziché alle sue? Dio dice: “Ricordati di santificare le feste, altrimenti morirai”, ma il Demonio dice: non morirete affatto! Anzi. E anche noi abbandoniamo l’austera via della verità per seguire la più comoda e affollata via della menzogna; la tentazione di seguire ciò che è più facile e immediatamente gratificante ci vince, vediamo così di domenica le chiese vuote e le folle riempire i monti, i mari, i ristoranti, gli stadi, i centri commerciali...

Il re Davide, dopo l’abominio del suo peccato ci suggerisce l’atteggiamento giusto e le parole da dire: Pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia; nella tua grande bontà cancella il mio peccato. Lavami da tutte le mie colpe, mondami dal mio peccato. Riconosco la mia colpa, il mio peccato mi sta sempre dinanzi. Contro di te, contro te solo ho peccato, quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto; perciò, sei giusto quando parli, retto nel tuo giudizio (Sal 50).

Maria col suo amore materno ci aiuti a comprendere, perché se non comprendiamo mai ci pentiremo.

Brevi riflessioni

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Meditazioni

Consapevole che le meditazioni proposte non sono che incerti balbettii, faccio appello alla carità  del lettore perché vengano accolte con benevolenza. In fondo, davanti a Dio, siamo tutti dei bambini bisognosi di imparare a parlare l'unica lingua che si parli nel suo Regno, la lingua dell'amore.

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