Meditazioni sul Vangelo

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Le beatitudini

Le beatitudini (Lc 6, 17. 20-26)

Un giorno Gesù con i suoi discepoli giunge in un luogo pianeggiante e vi trova raccolta una folla particolarmente numerosa proveniente da diversi luoghi: dalla Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e Sidone. È legittimo pensare che in quella folla fossero rappresentate tutte le categorie di persone: giovani e meno giovani, ricchi e poveri, felici e infelici, sani e malati, dotti e ignoranti, sacerdoti e gente comune, Israeliti e pagani. Gesù ha davanti a sé una rappresentanza dell’umanità e ne approfitta per fare un discorso singolare sulla condizione umana, proclama beati tutti coloro che hanno qualche motivo di afflizione, insegna che le nostre povertà sono la via per entrare in possesso della vera ricchezza.

Le beatitudini non sono un compito che dobbiamo svolgere per diventare beati, ma descrivono ciò che siamo in profondità; accogliere la luce delle beatitudini consente di scoprire la nostra vera ricchezza. Le nostre povertà sono dei tesori che non sappiamo di avere, allora Gesù ce li svela: Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio. Beati voi, che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi, che ora piangete, perché riderete. Beati voi, quando sarete perseguitati a causa del Figlio dell’uomo... perché la vostra ricompensa è grande nel cielo. Se così stanno le cose dobbiamo confessare che spesso facciamo di tutto per non raggiungere la beatitudine, allora Gesù ci avverte: Guai a voi, ricchi, perché avete già ricevuto la vostra consolazione. Guai a voi, che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi, che ora ridete, perché sarete nel dolore e piangerete. Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi.

A questo punto è bene cercare di capire perché uno è beato quando è povero e perché è povero anche se possiede grandi ricchezze; ad esempio, perché Lazzaro, che era ricco, non cadeva sotto la maledizione dei ricchi ed era amico di Gesù? Dobbiamo considerare che la povertà ha diversi aspetti, uno di questi è la povertà fondamentale della creatura di fronte al Creatore: come un povero riceve il suo sostentamento dalla generosità del ricco, così tutte le creature, in ogni istante, ricevono l’esistenza dalla generosità del Creatore. Inoltre, vi è una povertà che Dio stesso ha messo nell’uomo e questa, paradossalmente, ne rivela la grandezza: l’uomo è povero perché nessuna ricchezza di questo mondo potrà mai bastare a riempire il suo cuore, ma questo significa anche che il suo cuore è talmente grande che solo Dio lo può riempire. A questo proposito Sant’Agostino ha un pensiero folgorante: “Per te ci hai fatti o Signore e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te”. Allora, anche Lazzaro era povero, perché le sue ricchezze non potevano essere e non erano la sua consolazione, ma la sua consolazione era unicamente l’amicizia con Gesù.

La beatitudine del povero è nel fatto che, non avendo trovato sulla terra nessun bene capace di toglierli la fame e la sete, di farlo felice e di asciugare il suo pianto, si trova in una condizione favorevole per accogliere l’invito a entrare nel regno di cui Gesù è Re. La beatitudine del povero comporta una consapevolezza dolorosa di un’indigenza umanamente irrimediabile, ma anche un’invincibile speranza di trovare cibo per la sua fame e bevanda per la sua sete, e Gesù alimenta questa speranza: Beati voi, che ora avete fame, perché sarete saziati.

Beati i poveri vale anche per la più grande delle povertà: quella del peccato, perché quando si ha il dolore del proprio peccato, ossia di aver offeso Dio, e si desidera rimediare all’offesa, allora si è pronti per incontrare Colui che può perdonare ogni peccato ed è la risposta a ogni indigenza. Il vero povero è candidato a diventare ricco come chi eredita le fortune di un Re: vostro è il regno di Dio. Cristo: da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà (2Cor 8, 9). Ogni indigenza è anche una beatitudine perché dispone all’umiltà e l’umiltà attira le benedizioni e i beni di Dio.

Accogliere l’insegnamento sulle beatitudini produce progressivamente un duplice effetto: fortifica la speranza di possedere i beni promessi da Gesù, e toglie l’illusione di poter trovare la felicità nei beni della terra. I ricchi, quelli che ora sono sazi, quelli che ora ridono, quelli che ora godono dell’applauso del mondo, contraddicono sia il piano di Dio, sia la loro natura, perché si illudono di trovare la vita in ciò che non può dare la vita; si rifugiano in una casa costruita sulla sabbia e prima o poi piangeranno. Ma c’è ancora un altro effetto prodotto dall’accoglienza della dottrina di Gesù, ed è un effetto doloroso; infatti, chi non pensa e non vive secondo i pensieri del mondo, di fatto contesta il modo di vivere del mondo; questo causa inevitabilmente una persecuzione più o meno dolorosa fatta di incomprensioni, isolamento, derisioni, calunnie, fatica nell’andare contro corrente su tutti i fronti, dolore nel vedere il peccato dilagare ovunque; quando poi il peccato assume volti sempre più orribili e un potere che sembra invincibile, il dolore si fa più grande... ma Gesù assicura che essere perseguitati a causa del Figlio dell’uomo è una beatitudine: perché la vostra ricompensa è grande nel cielo.

Maria ci aiuti ad assimilare i pensieri di suo Figlio, lei che ha esultato perché Dio ha guardato all’umiltà della sua serva, ha ricolmato di beni gli affamati e ha rimandato i ricchi a mani vuote.

Brevi riflessioni

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Meditazioni

Consapevole che le meditazioni proposte non sono che incerti balbettii, faccio appello alla carità  del lettore perché vengano accolte con benevolenza. In fondo, davanti a Dio, siamo tutti dei bambini bisognosi di imparare a parlare l'unica lingua che si parli nel suo Regno, la lingua dell'amore.

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