Meditazioni sul Vangelo

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Il giovane ricco e noi

Il giovane ricco e noi

Un giovane, ricco e onesto, corre incontro a Gesù e, in ginocchio, gli chiede: Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna? Segue un dialogo al termine del quale il giovane se ne andò rattristato perché Gesù gli aveva detto: Una cosa sola ti manca: va, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi! La richiesta è radicale e impegnativa; solo Gesù poteva farla, perché sapeva di essere un bene più prezioso di tutti i beni della terra; il giovane l’aveva intuito, ma l’amore per le “sue ricchezze” non gli ha consentito di rispondere all’amore folle che Gesù gli proponeva. Dopo l’incontro Gesù commenta: Quanto è difficile, per quelli che hanno ricchezze, entrare nel regno di Dio! Sentendo queste parole i discepoli rimangono sconcertati; tuttavia, Gesù insiste e aumenta ancora lo sconcerto: Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio. I discepoli, ancora più stupiti, gli chiedono: E chi può essere salvato? (Mc 10, 17-30). A questo punto sono piuttosto preoccupati, anche se loro avevano lasciato tutto per seguire Gesù un pensiero poteva sorgere: se a un giovane ricco e onesto, che fin dalla giovinezza osservava i comandamenti, è stato chiesto tanto, qualcosa di simile potrebbe essere chiesto a tutti, ma allora: chi può essere salvato?

In questo episodio vediamo come le parole e le esigenze di Gesù possono sconcertare anche coloro che lo seguono più da vicino. Gesù è l’amore, e l’amore per sua natura desidera un’unione sempre più intima con la persona amata, ma l’intimità è possibile solo se l’amato è disposto a dare tutto all’amante. Gesù aveva chiesto al giovane di scegliere fra lui e i suoi beni, ma il giovane, sorpreso dalla richiesta, non è stato in grado di rinunciare ai suoi beni. San Paolo non senza ragione ci ammonisce: Attendete alla vostra salvezza con timore e tremore (Fil 2, 12). Che cosa dobbiamo temere? L’amore di Dio per noi, o più esattamente, la nostra reazione all’amore di Dio quando si manifesta per proporci un’intimità più profonda. Allora, anche noi come il giovane ricco potremmo scoprirci incapaci di rispondere all’amore, potremmo ritrovarci bloccati e andarcene tristi nonostante la nostra iniziale buona volontà e le nostre buone disposizioni. Dio non può amarci senza metterci anche in pericolo; Dio ama da Dio anche noi che non sappiamo amare, che abbiamo paura di amare e ci difendiamo quando l’amore si fa troppo impegnativo; l’amore ha le sue leggi e un grande amore è necessariamente molto esigente. I discepoli, più o meno lucidamente, percepiscono tutto questo e sono sconcertati, ed è bene che lo siano perché devono imparare che Dio non ama l’uomo per scherzo.

Ma dopo lo sconcerto a causa delle esigenze di un amore non comune, Gesù indica il rimedio: Guardandoli in faccia, disse: “Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio”; come a dire: quando l’amore di Dio con le sue esigenze ci mette in pericolo, non abbiamo altra possibilità di superarlo se non confidando ancora nell’amore di Dio. Se nonostante la nostra buona volontà siamo incapaci di rispondere all’amore di Dio, dobbiamo sapere che questo amore segretamente ci lavora per renderci un giorno capaci di rispondergli come si deve, e se non basta questa vita il lavoro proseguirà nell’altra, a meno che non opponiamo un rifiuto insormontabile. Quel giorno l’amore trionferà, e noi gioiremo per essere stati salvati e vinti da un amore che non smette mai di operare in nostro favore; Dio ha in mente di renderci partecipi della sua stessa vita, l’operazione è impegnativa sia per lui, sia per noi.

Pietro, per essere un po’ rassicurato, chiede a Gesù: Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito, e Gesù promette che quanti lasciano tutto per lui, già in questa vita otterranno molto di più di quanto hanno lasciato; saranno anche perseguitati come lui è stato perseguitato, ma, alla fine, con lui godranno una pienezza di vita inimmaginabile, un’eterna beatitudine senza ombre, pericoli e dolori.

Anche noi, qualunque sia il nostro stato di vita, siamo chiamati a lasciare tutto; non abbiamo scampo, siamo “prigionieri” di un amore infinito che dona tutto e chiede tutto, perché questa è la natura dell’amore, e l’unica risposta possibile è lasciare ogni sicurezza, ogni ricchezza, ogni ragione di vita, ogni amore, ogni speranza… che non sia Gesù. In cambio avremo gli stessi beni, gli stessi disagi e la stessa promessa fatta a Pietro. Se l’amore di cui siamo oggetto ci turba, Gesù ci conforta: Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Tutto è possibile a Dio (Gv 14, 1; Mc 10, 27), ma dobbiamo fargli il dono della nostra fiducia.

La Santa Vergine, madre e discepola esemplare, dissipi le nostre paure e sciolga le nostre rigidità.

Brevi riflessioni

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Meditazioni

Consapevole che le meditazioni proposte non sono che incerti balbettii, faccio appello alla carità  del lettore perché vengano accolte con benevolenza. In fondo, davanti a Dio, siamo tutti dei bambini bisognosi di imparare a parlare l'unica lingua che si parli nel suo Regno, la lingua dell'amore.

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